Fiscale e Tributario
Contraddittorio preventivo anche per il rimborso IVA

Cassazione Tributaria, ordinanza depositata il 18 novembre

Il diniego di rimborso IVA è nullo se l’Ufficio finanziario non ha attivato il contradittorio preventivo: dopo il controllo presso la sede del contribuente a quest’ultimo dev’essere assegnato un termine per svolgere difese e osservazioni. È quanto emerge dall’ordinanza 18 novembre 2014 n. 24576 della Corte di Cassazione – Sesta Sezione Tributaria.

Gli ermellini hanno deciso nel merito una controversia scaturita da un diniego di rimborso di IVA, motivato nel senso che la società istante fosse da ricondurre tra gli “enti non operativi”.

La contribuente – impugnando la sentenza della CTR di Napoli che ha avallato l’operato dell’Agenzia delle Entrate – ha lamentato la violazione dell’articolo 12 della Legge n. 212/2000 evidenziando come, a seguito della richiesta di rimborso, era stato disposto un controllo che si era chiuso con un PVC, ma l’Ufficio non aveva concesso il termine di 60 giorni previsto dal comma 7 della norma citata per formulare osservazioni e richieste.

Ebbene, tale doglianza ha fatto breccia presso le aule del Palazzaccio.

Gli ermellini, ai fini della decisione, richiamano la giurisprudenza formatasi successivamente alla ben nota sentenza con cui le Sezioni Unite hanno risolto il conflitto in merito agli effetti del mancato rispetto del termine dilatorio invocato dalla società ricorrente.

Ad esempio, la sentenza n. 20770/2013 ha chiarito che la nullità che deriva dall’omesso rispetto del termine ridetto “coinvolge anche le ipotesi di attività istruttoria concretizzatasi nel semplice accesso, in quanto anche questo deve concludersi con sottoscrizione e consegna del processo verbale delle operazioni svolte”, mentre la sentenza n. 5367/2014 ha stabilito che il termine dilatorio si applica, al di là del mero tenore testuale della norma (che si riferisce espressamente al solo “avviso di accertamento”), anche all’avviso di recupero di credito di imposta, dovendosi operare una sostanziale equiparazione di questo all’avviso di accertamento “in quanto, oltre a avere una funzione informativa dell’insorgenza del debito tributario, costituisce manifestazione della volontà impositiva da parte dello Stato al pari degli avvisi di accertamento o di liquidazione, e come tale è impugnabili innanzi alle Commissioni tributarie. Tutto ciò, sul presupposto che la norma introduce nell’ordinamento una generalizzata prescrizione di collaborazione tra amministrazione e contribuente destinata a favorire tra le parti quel contraddittorio procedimentale che ha assunto nella materia tributaria un valore sempre maggiore, quale strumento diretto ad assicurare il miglior esercizio della potestà impositiva con evidente riflessi positivi anche in termini di deflazione del contenzioso”.

Si deve allora desumere, anche in accordo con la sentenza n. 7315/2014 delle Sezioni Unite, che il criterio della valorizzazione del “contraddittorio procedimentale” costituisce un criterio orientativo per il legislatore e per l’interprete, siccome indice della conformità dell’azione amministrativa ai canoni di trasparenza e di buon andamento.

Nella fattispecie, pertanto, l’impugnazione della società è apparsa meritevole di accoglimento perché “dall’adozione del processo verbale e la data di adozione del provvedimento di diniego è decorso un periodo di tempo inferiore ai sessanta giorni normativamente previsti”.

Il Fisco paga le spese del giudizio.

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