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Omaggi: scatta la nuova soglia di detassazione IVA

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Da oggi omaggi senza IVA fino a 50 euro: entra infatti in vigore l’art. 30, D.Lgs. n. 175/2014 (norme su semplificazione fiscale e dichiarazione dei redditi precompilata), che ha elevato la precedente soglia monetaria di 25,82 euro, uniformandola a quella prevista per la deducibilità ai fini delle imposte dirette. Il nuovo limite di 50 euro si applica alle cessioni di beni spediti o consegnati (e alle prestazioni di servizi rese) a decorrere dal 13 dicembre 2014. Nulla cambia, per il resto, in merito al trattamento delle operazioni gratuite.

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Il limite per la detrazione e la non imponibilità è passato da 25,82 a 50 euro con effetto sui beni consegnati o spediti da oggi: entra infatti in vigore l’art. 30 del decreto sulle semplificazioni fiscali.
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Le modifiche che l’art. 30 ha apportate al D.P.R. n. 633/1972 riguardano:
– l’art. 2, comma 2, n. 4), concernente il trattamento delle cessioni di beni a titolo gratuito
– l’art. 3, comma 3, primo periodo, concernente il trattamento delle prestazioni di servizi a titolo gratuito
– l’art. 19-bis1, comma 1, lettera h), concernente l’indetraibilità dell’imposta sulle spese di rappresentanza, eccettuate quelle relative ai c.d. “piccoli omaggi”.
Dette modifiche consistono esclusivamente nella sostituzione delle parole “a lire cinquantamila” con “ad euro 50”, sicché nulla cambia, per il resto, in merito al trattamento delle operazioni gratuite. In particolare, la disciplina nazionale degli omaggi – non del tutto coincidente con quella prevista dall’art. 16 della direttiva n. 2006/112/CE per i “prelievi” di beni dall’impresa per effettuare regali di scarso valore – rimane la seguente:
a) l’imposta assolta per l’acquisto di beni da omaggiare come spese di rappresentanza non è detraibile, eccetto che per i beni di costo unitario non superiore a 50 euro
b) sono imponibili le cessioni gratuite aventi ad oggetto beni la cui produzione o il cui commercio rientra nell’attività propria dell’impresa, salvo che non sia stata operata, al momento dell’acquisto, la detrazione dell’imposta (in ordine a tale esclusione si veda però l’interpretazione della circolare n. 188/1998, su cui appresso)
c) sono altresì imponibili le cessioni gratuite aventi ad oggetto beni non rientranti nell’oggetto dell’attività dell’impresa, se di costo unitario superiore a 50 euro, salvo che non sia stata operata, al momento dell’acquisto, la detrazione dell’imposta (questa fattispecie di imponibilità è difficilmente realizzabile per effetto della previsione di indetraibilità sub a)
d) non sono imponibili le cessioni gratuite aventi ad oggetto beni non rientranti nell’oggetto dell’attività dell’impresa, se di costo unitario non superiore a 50 euro; queste cessioni, dunque, sono totalmente sgravate dell’IVA, in quanto è ammessa la detrazione “a monte” e non è dovuta l’imposta “a valle”.
Tornando all’adeguamento normativo del limite di costo unitario, è da ritenere, in assenza di indicazioni diverse, che il nuovo limite di 50 euro si applichi alle operazioni effettuate a decorrere da oggi, 13 dicembre 2014, data di entrata in vigore del decreto.
Per individuare il momento di effettuazione dell’operazione occorre fare riferimento alle disposizioni dell’art. 6 del D.P.R. n. 633/1972, sicché la nuova soglia deve ritenersi applicabile, in linea di principio, alle cessioni di beni spediti o consegnati (e alle prestazioni di servizi rese) a partire da oggi.
Per quanto riguarda le cessioni di beni, il riferimento alla consegna o spedizione vale non solo ai fini dell’esclusione dall’imposta ai sensi dell’art. 2, n. 4), ma anche nella prospettiva della detraibilità dell’imposta da parte dell’acquirente ai sensi dell’art. 19-bis1, lett. h). Questo significa, per esempio, che l’impresa che ha acquistato beni da omaggiare ai clienti in occasione delle imminenti festività, ottenendone la consegna o spedizione prima di oggi, potrà esercitare la detrazione solo entro il precedente limite di costo unitario di 25,82 euro, anche se la fattura sarà emessa in via differita successivamente; se pertanto il costo del bene è superiore, l’impresa non potrà detrarre l’imposta pagata al fornitore, fermo restando che non dovrà a sua volta applicare l’imposta sulla cessione gratuita, indipendentemente dal valore, perché si tratta di beni acquistati senza diritto alla detrazione.
In via di principio, infatti, la tassazione IVA delle operazioni gratuite “sopra soglia” si realizza all’atto dell’acquisto, attraverso l’indetraibilità statuita dalla lettera h) dell’art. 19-bis1; quelle “sotto soglia” (ossia entro il limite di 50 euro), invece, sono totalmente detassate.
Questo principio, come si è visto, subisce un’eccezione nel caso in cui i beni da omaggiare rientrino nell’oggetto dell’attività propria dell’impresa: in tale ipotesi, infatti, da un lato, l’imposta assolta sull’acquisto è detraibile indipendentemente dal valore; dall’altro, corrispondentemente, la successiva cessione gratuita è imponibile, sempre a prescindere dal valore (cfr. le indicazioni fornite dal Ministero delle finanze nella circolare n. 188/1998).
A ben vedere, però, anche in questo caso, sebbene la tassazione, secondo la circolare, debba avvenire formalmente “in uscita”, ossia all’atto della cessione, nella sostanza colpisce comunque il valore “a monte”, perché la base imponibile della cessione gratuita, dopo le modifiche apportate all’art. 13, D.P.R. n. 633/1972 dalla legge n. 88/2009, non è più rappresentata dal valore normale (di vendita), ma dal prezzo di acquisto del bene.
In considerazione di ciò, la discutibile posizione espressa dalla richiamata circolare n. 188/1998, non esplicando più riflessi sostanziali in ordine all’entità dell’imposta concretamente dovuta, si traduce oramai in una mera complicazione procedurale, che potrebbe essere evitata senza danni all’erario: l’impresa che dà in omaggio prodotti rientranti nell’oggetto della propria attività, quale che sia la condotta adottata (detrazione “a monte” e successiva imponibilità dell’omaggio, oppure indetraibilità “a monte” e non imponibilità dell’omaggio”), sopporterà il medesimo carico fiscale, pari all’importo dell’IVA sull’acquisto, sicché non si vedono motivi per precludere l’adozione della seconda (e più semplice) soluzione.

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